Scordatevi il centrodestra

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Dal 4 dicembre, giorno della sconfitta di Matteo Renzi al referendum costituzionale, si è iniziato a parlare di elezioni anticipate.

Dalle dichiarazioni dei principali esponenti della politica italiana, quasi tutti vogliono andare al voto il prima possibile ma in realtà molti temono il confronto con le urne. In primis Angelino Alfano. Il leader del Nuovo centrodestra è pienamente consapevole dei rischi che comporta il ritorno alle urne per la sua compagine politica. Il ministro degli esteri, visto da molti come grande esempio di opportunismo e trasformismo, sa che il ruolo dell’NCD nella prossima legislatura sarà quasi sicuramente molto meno rilevante. Il partito di Alfano potrebbe non trovare spazio nelle prossime alleanze, né nel centrosinistra, né nel centrodestra, e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento per via delle possibili soglie di sbarramento.

Alfano però non è l’unico a voler prendere tempo. Forza Italia attende la sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo per sapere se Silvio Berlusconi potrà essere candidabile alle prossime elezioni. La candidabilità o meno del patron di Fininvest cambierà radicalmente i piani del partito di centrodestra, da decenni senza una leadership alternativa a Berlusconi.

Ma per il centrodestra la data delle prossime elezioni non è il problema principale. La legge elettorale sancirà le strategie delle varie compagini politiche, ma se il Movimento 5 stelle e il Partito Democratico possono tentare la corsa in solitaria, a destra è assolutamente necessario un accordo elettorale per avere qualche possibilità di poter contrastare le due principali forze politiche del momento.

Ad oggi i sondaggi indicano la Lega Nord e Forza Italia in una situazione di sostanziale parità, mentre Fratelli d’Italia ha circa un terzo del consenso delle altre due compagini politiche. Se è vero che al momento Lega e FI si equivalgono, è altrettanto vero che questi numeri sono figli di due percorsi totalmente differenti dei due leader dei rispettivi partiti nell’ultimo periodo. Matteo Salvini usa toni da campagna elettorale ormai da mesi, è onnipresente nelle reti televisive e molto attivo sul territorio, mentre Silvio Berlusconi è molto defilato, quasi assente, entrato nella campagna referendaria all’ultimo momento, quando i sondaggi davano per certa la sconfitta del Sì.

Silvio Berlusconi ha già dimostrato in passato quanto sia fondamentale la sua presenza per il suo partito, e la sua capacità di attrarre grosse fette di elettorato nelle ultime settimane di campagna elettorale. Cose che non fanno accettare al leader di Forza Italia una posizione minoritaria all’interno di una possibile alleanza di centrodestra, rispetto ad un asse Salvini-Meloni, e l’unico ruolo che l’ex primo ministro possa accettare all’interno di un’eventuale coalizione, resta quello di leader e candidato premier. Posizione che i segretari di Lega e Fratelli d’Italia non accettano, proponendo da tempo le primarie per eleggere il candidato premier del centrodestra, primarie che però Silvio Berlusconi ha già più volte additato come strumento inadatto per il centrodestra italiano.

Molto semplicemente Silvio Berlusconi preferirebbe un ritorno al ruolo di premier di Matteo Renzi piuttosto che vedere alla guida del Paese uno fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il leader di Forza Italia non ha mai nascosto la sua stima per l’ex sindaco di Firenze, ma più in generale, un centrosinistra svuotato della sua tradizione socialista, sempre più liberista e con al proprio interno grosse correnti di tradizione cristiandemocratica che ne impediscono un percorso progressista, è molto più vicino al centrodestra di quanto lo sia la destra euroscettica e nazionalista.

Il centrodestra può usare lo spauracchio della sinistra per ottenere l’appoggio della destra, ma allo stesso tempo vede nel centrosinistra un’alternativa migliore a questa. Una destra debole è una destra ricattabile, una destra forte è una destra da cui prendere le distanze.

D’altronde Silvio Berlusconi non ha sostenuto neanche la candidatura a sindaco di Roma della leader di Fratelli D’Italia, probabilmente l’unica competizione elettorale di un certo peso dove un esponente del partito di Giorgia Meloni avrebbe potuto confrontarsi da favorito con l’appoggio di tutto il centrodestra. Berlusconi gli ha preferito Alfio Marchini, che tre anni prima aveva raccolto le firme per partecipare alle primarie del Partito Democratico.

Ma l’incompatibilità e l’impossibilità di un percorso comune fra le compagini di destra e di centrodestra sono qualcosa di già noto altrove. Nei prossimi mesi Olanda, Francia e Germania torneranno al voto per rinnovare i rispettivi Parlamenti. In Olanda la destra di Geert Wilders è data da tempo come il primo partito, e potrebbe ottenere un quarto dei seggi del Parlamento. Ma l’attuale primo ministro Mark Rutte, leader del centrodestra che già governa alleato con il centrosinistra, ha già annunciato che se il suo partito diventerà la seconda formazione politica del Paese, cercherà di dar vita ad un governo con 4 o 5 altre formazioni politiche, per lasciare Wilders all’opposizione. In Francia il centrodestra rappresenta da sempre uno dei maggiori nemici del Front National, e viceversa. Se a contendersi la Presidenza al secondo turno saranno Marine Le Pen ed il centrista, proveniente dalle file del Partito Socialista, Emmanuel Macron, è molto probabile un sostegno degli elettori del centrodestra a quest’ultimo ed un endorsement di Francois Fillon, sempre in chiave anti Le Pen. In Germania la distanza fra la leader del centrodestra, la Cancelliera Angela Merkel, e l’Alternative fur Deutschland di Frauke Petry è abissale. La leader del centrodestra tedesco ha difficoltà a mantenere l’alleanza con la CSU bavarese, tradizionalmente più a destra della CDU, ma nel caso in cui la Cancelliera tedesca si ritrovi per la quarta volta a vincere le elezioni senza ottenere la maggioranza dei seggi del Parlamento, è scontato che cercherà un accordo con i liberali o con i socialdemocratici, e non con la destra che ha costruito il proprio consenso sulle contrapposizioni con le politiche di Angela Merkel, specie su temi quali l’immigrazione e l’Unione Europea.

Che sia arrivato anche in Italia il momento della definitiva rottura fra le forze politiche del Partito Popolare Europeo e la destra euroscettica? O centrodestra e destra saranno costrette ad una convivenza forzata per cercare di arginare una possibile alleanza di centrosinistra e il Movimento 5 stelle? Ciò che è sicuro è che Silvio Berlusconi non metterà mai il proprio partito e i propri voti a disposizione di una leadership che non sia la sua, o, nel caso non sia candidabile alle prossime elezioni, di qualcuno che non risponda direttamente solo a lui.