Islanda, la sinistra vola nei sondaggi dopo l’accordo fra la destra e gli europeisti

Le ultime elezioni in Islanda si sono tenute alla fine dello scorso ottobre ed hanno visto la vittoria della destra nazionalconservatrice.

Il risultato uscito dalle elezioni vedeva però l’alleanza di governo senza i numeri per continuare l’esperienza alla guida dell’isola, visto il pessimo risultato elettorale del Partito Progressista, forza politica di centrodestra guidata a lungo dall’ex primo ministro Sigmundur Gunnlaugsson, coinvolto nello scandalo Panama Papers.

Il partito vincitore delle elezioni, il Partito dell’Indipendenza, si è trovato così con un terzo dei seggi del Parlamento, ma incapace di dare vita ad un’alleanza di governo. Stesso problema per il Movimento della Sinistra Verde, che ha visto fallire anche il suo tentativo di riunificare le forze di opposizione per dar vita ad una nuova esperienza di governo.

Dopo oltre due mesi, con l’ipotesi di nuove elezioni che si faceva sempre più concreta, il leader del Partito dell’Indipendenza, Bjarni Benediktsson, già ministro delle finanze, è riuscito a dar vita ad un’alleanza di governo con le due forze politiche europeiste di centrodestra, il Vidresin e il BF.

Al Vidresin sono andati i ministeri delle finanze, della pesca e dell’agricoltura, e degli affari sociali, nonostante i soli 7 seggi al Parlamento, mentre il BF si è dovuto accontentare del ministero dell’ambiente e della sanità.

Ma l’inedita alleanza, più volte scongiurata nei giorni seguenti alle elezioni sia dal Vidresin, che dal BF, mette in difficoltà le tre forze politiche.

La scelta degli europeisti di centrodestra di dar vita ad un’alleanza con il Partito dell’Indipendenza, fra i più contrari all’entrata dell’Islanda nell’Unione Europea, ha dato nuova linfa alla sinistra islandese.

Il Movimento della Sinistra Verde, dopo esser diventato per la prima volta la seconda forza politica del paese, e la prima forza politica della sinistra, superando l’Alleanza Socialdemocratica, in forte crisi, continua a vivere un momento d’oro. Gli ultimi sondaggi danno infatti il partito ecologista vicino al 25%, a meno di 2 punti dal Partito dell’Indipendenza del primo ministro Benediktsson.

Il Movimento della Sinistra Verde è l’unico partito a crescere, gli altri partiti d’opposizione restano pressoché stabili sulle percentuali ottenute alle elezioni di tre mesi fa, mentre le forze di governo, perdono circa 8 punti percentuali. A subire le conseguenze peggiori, il Vidresin, composto soprattutto da membri fuoriusciti dal Partito dell’Indipendenza, per le posizioni divergenti sul tema Unione Europea, che ha perso più di 3 punti nel giro di poche settimane.

Sebbene sia solo l’inizio della legislatura, si tratta di una coalizione di governo composta da partiti con posizioni divergenti, e da due partiti alla prima esperienza di governo, con una maggioranza risicata, che può contare solo su 32 dei 63 membri del Parlamento d’Islanda.

Le possibilità che il Partito dell’Indipendenza passi indenne un altro fallimento politico, dopo la fine anticipata della scorsa esperienza di governo con il Partito Progressista, sono pochissime. Il Movimento della Sinistra Verde continua ad essere in sintonia con il Partito Pirata e l’Alleanza Socialdemocratica, che hanno da subito sostenuto il tentativo di formare una coalizione di governo da parte della leader della sinistra, Katrín Jakobsdóttir.

Il nuovo governo, appeso a un filo, sembra già avere, dai dati dei sondaggi, una valida alternativa. Le prime difficoltà di Benediktsson potrebbero essere fatali all’ex ministro delle finanze e sancire il ritorno della sinistra alla guida dell’Islanda.