Islanda, la destra in alto mare, nazionalconservatori isolati

Lo scorso 29 ottobre i cittadini islandesi si sono recati alle urne per eleggere i propri nuovi rappresentanti al Parlamento d’Islanda.

A vincere è stato il Partito dell’Indipendenza, compagine nazionalconservatrice che governa il paese con il Partito Progressista dal 2013. Il partito della destra d’Islanda è riuscito ad ottenere un terzo dei seggi del nuovo Parlamento, 21 su 63, ma nonostante questo sia un ottimo risultato per il partito, che ha sfiorato il 30% dei consensi, la ricerca di un alleato per formare un governo di coalizione si sta trasformando in un’impresa impossibile.

Il primo tentativo di Bjarni Benediktsson, leader del Partito dell’Indipendenza ed ex ministro delle finanze, di formare un governo con le formazioni liberiste ed europeiste di centro, il Vidresin, partito nato la scorsa primavera da fuoriusciti dal Partito dell’Indipendenza, che ha ottenuto oltre il 10%, e il BF, liberali membri dell’ALDE, è fallito.

Benediktsson ora è intenzionato a cercare un accordo con il Movimento della Sinistra Verde, secondo partito in Islanda, che però pare non abbia alcuna intenzione di allearsi con la compagine di destra. Il Movimento della Sinistra Verde, divenuto per la prima volta la prima forza politica di sinistra dell’isola, deve il suo ottimo risultato elettorale soprattutto all’opposizione svolta negli ultimi anni ai governi di centrodestra formati dal Partito dell’Indipendenza e dal Partito Progressista e travolti dallo scandalo Panama Papers. Le due formazioni, accomunate solo sulle posizioni antieuropeiste, difficilmente riuscirebbero a creare un programma di governo comune e la leader della compagine di sinistra ha dichiarato il desiderio di cercare di formare una coalizione di governo formata da tutti gli oppositori agli scorsi governi di centrodestra, che vada perciò dai liberali del Vidresin e del BF, ai socialdemocratici e agli ecologisti di sinistra, passando per il Partito Pirata, grande deluso della scorsa tornata elettorale. Ma anche questo progetto risulta molto ambizioso. La coalizione per avere la maggioranza nel nuovo Parlamento d’Islanda necessiterebbe dell’appoggio di tutte le forze politiche e un accordo fra gli europeisti di centrodestra e la sinistra euroscettica e i pirati è tutt’altro che scontato.

Anche il Partito Pirata ha chiuso le porte in faccia a Benediktsson, inoltre i leader del Partito Pirata e dell’Alleanza Socialdemocratica avrebbero dato la propria disponibilità ad una coalizione di governo guidata da Katrín Jakobsdóttir, leader del Movimento della Sinistra Verde dal 2013 ed ex Ministro dell’educazione nell’ultimo governo di centrosinistra dell’isola. I leader delle due compagini che alle scorse elezioni hanno ottenuto un risultato deludente, hanno auspicato che, dopo il fallimento del leader del Partito dell’Indipendenza di formare una coalizione di governo, venga data al più presto, alla leader della sinistra islandese, la possibilità di provare a formare una coalizione di governo. Tuttavia una coalizione fra il Movimento della Sinistra Verde, il Partito Pirata e l’Alleanza Socialdemocratica, potrebbe contare al Parlamento solo su 23 seggi su 63. Escludendo il Partito dell’Indipendenza, Jakobsdóttir necessiterebbe del sostegno di almeno due delle altre tre compagini politiche presenti al Parlamento, i liberali del BF, gli europeisti di centrodestra del Vidresin e i progressisti, alla guida degli ultimi due governi del Paese e travolti dallo scandalo Panama Papers. Se un’alleanza con i primi due potrebbe risultare difficile, un’alleanza con i progressisti, in forte crisi di consensi, risulterebbe impossibile.

Una partita importante negli equilibri politici del paese la stanno giocando proprio gli europeisti del Vidresin, i quali hanno escluso ogni possibilità di accordo per un’alleanza con i progressisti e i nazionalconservatori del Partito dell’Indipendenza e non si sono dichiarati contrari al sostegno di una possibile alleanza di centrosinistra con l’appoggio anche del Partito Pirata.

Per sapere chi sarà il prossimo primo ministro d’Islanda dovremmo ancora attendere, anche se le possibilità di Benediktsson sembrano sempre più avvicinarsi allo zero.

 

Al freddo e al gelo