Elezioni in Islanda, la sfida è fra il Partito Pirata e la destra conservatrice

Il prossimo 29 ottobre, fra poco più di due settimane, i cittadini islandesi si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento d’Islanda.

Se fino a qualche mese fa i sondaggi davano il Partito Pirata islandese in forte vantaggio su tutti gli altri partiti, con oltre un terzo dei consensi dell’isola, ora il primato dei pirati nella piccola nazione non è più così scontato. Il Partito Pirata viene dato infatti in forte calo, fra il 20% e il 23% nei sondaggi delle ultime settimane, dati leggermente deludenti per i sostenitori della nuova compagine politica, visto che dalla primavera 2015 fino a poche settimane fa, il partito veniva dato costantemente sopra il 30% dai sondaggi, con punte sopra il 40% ottenute nei sondaggi di inizio anno.

Ad insediare il primato del Partito Pirata d’Islanda vi è la destra liberalconservatrice del Partito dell’Indipendenza, che dallo scorso aprile sostiene il nuovo primo ministro islandese Sigurður Ingi Jóhannsson, membro del Partito Progressista, che ha sostituito il compagno di partito Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, dimessosi per esser stato coinvolto nello scandalo Panama Papers. La destra d’Islanda, secondo i sondaggi delle ultime settimane, viaggia fra il 22% e il 26%, numeri che ha mantenuto durante tutto il periodo a sostegno dei due primi ministri progressisti.

Il ruolo di terza forza politica del paese sembra destinato al Movimento della Sinistra Verde, che dopo aver sfiorato l’11% alle scorse elezioni, ora viaggia fra il 12% e il 15%, e potrebbe diventare così, per la prima volta, il primo partito della sinistra d’Islanda, visto che la storica forza politica del centrosinistra, l’Alleanza Socialdemocratica, viene data fra il 7% e il 9%, mentre nel 2009 vinceva le elezioni sfiorando il 30%.

Il principale partito di governo non sembra pagare troppo lo scandalo Panama Papers, che ha investito l’ex segretario e primo ministro Gunnlaugsson, infatti viene dato leggermente in crescita rispetto i dati della scorsa primavera, fra l’8% e il 12%, ma comunque molto distante dal 24,4% ottenuto alle ultime elezioni nazionali dell’aprile del 2013.

Ma la grande sorpresa delle prossime elezioni potrebbero essere gli europeisti di centrodestra del Vidresin. I liberisti a favore dell’entrata nell’Unione Europea dell’Islanda sembrano riusciti a dare nuova linfa al centrodestra islandese, senza intaccare le percentuali di consenso del Partito dell’Indipendenza dal quale sono fuoriusciti la maggior parte dei propri membri. Il Vidresin viene dato fra il 7% e il 12%, e rischia di diventare al primo colpo la quarta forza politica della nazione.

In forse crisi, invece, gli europeisti di BF, membri dell’ALDE, che rischiano di uscire dal Parlamento d’Islanda. I liberaldemocratici necessitano infatti del 5% dei consensi per restare forza parlamentare, ma viaggiano negli ultimi sondaggi fra il 3% e il 6%.

Se fino a qualche settimana fa, la situazione politica islandese sembrava chiara e delineata, ci apprestiamo ora ad osservare uno scenario molto più frastagliato. Solo il 29 ottobre sapremo se il Partito Pirata e i partiti del centrosinistra avranno ottenuto abbastanza seggi per poter dar vita ad un’alleanza, come già accade in diverse realtà locali o se saranno le forze di centrodestra a predominare e a rimanere al governo con equilibri molto differenti dagli attuali.

Al freddo e al gelo