2015, l’anno della disfatta del Partito Popolare Europeo

Il 2015 è stato un anno assolutamente da dimenticare per il Partito Popolare Europeo. L’alleanza fra le varie forze politiche di centrodestra ha visto una lunga serie di sconfitte nelle varie elezioni nazionali ed è riuscita anche a perdere numerosi seggi nel Consiglio europeo, vedendo così il sorpasso da parte del PSE, anch’esso in profonda crisi.
Alle elezioni estoni di marzo, Taavi Roivas si conferma alla guida del paese e i partiti dell’ALDE (il Partito Riformista e il Partito di Centro) continuano ad ottenere assieme più del 50% dei voti e si confermano prima e seconda forza politica del paese. I Repubblicani iscritti al Partito Popolare Europeo hanno invece perso diversi voti e seggi in Parlamento, diventando la quarta forza politica del Paese, dietro anche ai socialdemocratici.
In Finlandia è stato il trionfo di Juha Sipila e della sua forza politica, anch’essa appartenente all’ALDE. La Coalizione nazionale di centrodestra, partito del falco Jyrki Katainen, è passata da forza più votata e guida del governo, a terza forza politica del paese, dietro anche ai nazionalisti che hanno ottenuto un seggio in più in Parlamento.
In Regno Unito non vi sono forze politiche aderenti al Partito Popolare Europeo e la grande famiglia del centro cristiandemocratico ha visto da lontano la vittoria dei conservatori di David Cameron, lo scorso maggio.
In Danimarca, lo scorso giugno, è stato il centrodestra a trionfare, ma il Partito Conservatore Popolare, membro del Partito Popolare Europeo, si è attestato sotto il 3,5%, e il ruolo di primo ministro è giunto nelle mani di Lars Lokke Rasmussen del Venstre, partito membro dell’ALDE.
In Grecia, nel 2015, Syriza, il partito di Alexis Tsipras, ha trionfato sia alle elezioni di gennaio, che a quelle di settembre, rubando un posto in Consiglio Europeo ad Antonis Samaras, membro di Nuova Democrazia, partito greco membro del Partito Popolare Europeo, a favore del Partito della Sinistra Europea.
In Portogallo, la coalizione di centrodestra, parte del Partito Popolare Europeo, rimane la forza politica più votata del paese, ma ha perso il 12% dei consensi e la maggioranza al Parlamento, favorendo così la nascita del governo di coalizione delle sinistre, con a capo Antonio Costa, leader del Partito Socialista portoghese ed ex sindaco di Lisbona.
In Polonia il partito del PPE, Piattaforma Civica, lascia la guida del paese a favore dei nazionalisti del PiS, parte dei Conservatori e riformisti europei, e perde più di un terzo del proprio elettorato.
In Croazia, l’Unione Democratica, appartenente al Partito Popolare Europeo, diventa il primo partito croato ma rimane fra i banchi dell’opposizione.
L’unica vittoria che potrebbe festeggiare il Partito Popolare Europeo è quella spagnola, dove Mariano Rajoy, leader del Partito Popolare, ha perso oltre 3 milioni e mezzo di voti e la maggioranza assoluta in Parlamento ma rimane a capo della prima forza politica del Paese e sembra essere l’unica persona in grado di formare un governo.
Per paradosso il pessimo risultato dei popolari in Spagna potrebbe rappresentare anche l’unico tracollo scampato, a riprova del brutto periodo che sta vivendo il Partito Popolare Europeo.
Se Rajoy, o un altro esponente del Partito Popolare, non sarà in grado di formare un governo, i membri del Partito Popolare Europeo al Consiglio Europeo saranno solo 7 su 28, troppo pochi per chi nel maggio 2014 aveva trionfato alle elezioni europee.

Al freddo e al gelo